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Arcana Partenope


Recensioni


“Tanti anni fa, un adepto napoletano, Pasquale Vertigo, mi raccontava sorridendo che nelle infinite grotte, cunicoli e sotterranei di una Napoli ancora ben poco conosciuta, viveva ancora, secondo la leggenda medioevale, il grande mago Virgilio, maestro e signore delle manticore, mitici animali, spesso accompagnato da grifoni, sfingi e draghi. Nei laghi sotterranei di questo loco la pericolosa bellezza delle sirene riusciva ancora a incantare e a volte perdere pochi avventurosi che riuscivano a penetrare nella profondità della propria realtà interiore ed esteriore. L’autore di questo libro è sicuramente uno di questi avventurosi, che hanno superato la prova di un’estasi “sirenusia” che risveglia le facoltà psichiche o animiche oppure ottunde e uccide queste stesse facoltà. Ma di là della superiore applicazione metafisica, il valore di questo testo, così come il precedente, è il preciso inquadramento storico di cui la nostra ragione ha necessità per produrre intuizione e quindi coscienza e sapere iniziatico. Il percorso della vocazione arcana di Napoli, più greca e misterica che latina e classica, nonostante Virgilio, è seguito con cura e precisione attraverso i secoli, forse i millenni, perché la tradizione, che da orale diviene scritta, (con rammarico di Omero e Platone) travalica la storia e la preistoria. Nonostante la presenza anche attuale di numerosi ambiti moderni di “occultismo” - così va chiamato – napoletano, la ciarlataneria, a volte interessata, di vuol parere senza essere, il groviglio di cognizioni trasmesse è confuso, caotico, impreciso, con l’ansiosa eppur presupponente affermazione : “Io so e tu non sai”. Caratteristica degli ignoranti che vorrebbero nascondersi dietro Arcani a loro sconosciuti. La preziosità del testo è ulteriormente arricchita da un’antologia di rari e spesso introvabili scritti di Bocchini, Sanchez, Lebano, Sannazzaro, Gargiulli ecc. la cui prosa spesso argotica necessita di una divertente traduzione in termini attuali e che costituisce un rebus la cui interpretazione è la delizia non solo degli eruditi, ma anche degli ermetisti. A seguito della pubblicazione del testo vi è stata una rivolta dei ciurmadori che ha preso pretesto dalla “rivelazione” di secreti che pur senza essergli conosciuti può servirgli da esca nelle loro trappolette, come formaggini avariati a disposizione di poveri topi ingannati. Niente di tutto ciò che può essere detto o scritto rappresenta gli Arcani, e nel nostro momento storico di eccesso di informazione, che produce una nuova forma di ignoranza, la testimonianza corretta e responsabile di avvenimenti, idee e insegnamenti della tradizione è divenuta indispensabile. Nel proprio destino individuale vi è una possibilità di scelta dei veri, anche se gli errori sono a volte inevitabili e anche benefici se riconosciuti e corretti. La citazione degli Arcana Arcanorum pur indispensabile, non è tuttavia utilizzabile per il proprio ascenso, in quanto difficilmente se ne può giudicare l’autentiticità. Forse, come ha affermato qualcuno, gli Arcana effettivi hanno attraversato l’Atlantico o sono ormai dispersi nel grande mare. Vi sono storicamente almeno cinque testi degli Arcana, di vario livello, tutti pubblicati anni fa da Riggiu, e il giudizio effettivo consisterebbe solo nella messa in pratica operativa. Ma la civiltà attuale difficilmente concede tale possibilità, mentre concede quella di travalicare pratiche rituali od anche ermetiche con puro atto mentale, sempreché il proprio ascenso individuale lo conceda. Nel testo vi è una esaustiva narrazione della parte avuta dalla Massoneria nella trasmissione degli Arcani eterni, anche se i Riti egizi sono stati storicamente più produttori di ombre che di luce. La parte più utopistica - mio avviso – del libro consiste nell’auspicazione di una comunità iniziatica sul piano organizzativo di cui potremmo ipotizzare (vedi Guardea) la fine ingloriosa. Auspicabile è invece la trasmissione più aperta ed ampia possibile della tradizione e della conoscenza iniziatica, con la massima trasparenza degli animatori, che si assumerebbero però un carico forse eccessivo di mole lavorativa di fronte alla massa di curiosi inevitabilmente attratta. La stessa creazione di un organismo centrale di controllo, peggiorato dalla presenza di un Gran Maestro o simili, è attualmente obsoleta ed inutile. L’attuale libertà di pensiero ed azione, favorita dalla comunicazione di massa, fa sì che nessuno più riconosca che un minimo di regole comuni, dettate per lo più dalla propria coscienza, e non da una casta sacerdotale o iniziatica che sia. Per il resto, saranno gli dei a prevedere, guidare, premiare e castigare.” Vittorio Vanni, scrittore, ermetista.



“Abbiamo letto il libro, che riassume in modo efficace quanto altre fonti avevano delineato sul contesto napoletano, aggiungendo nuove ipotesi. Lo teniamo a disposizione nella nostra molto frequentata biblioteca” CESNUR



“Un ottimo studioso, serio, coscienzioso, Luigi Braco traccia un’ampia panoramica nei suoi libri che descrivono il mondo iniziatico occidentale dalle origini ai giorni nostri, in specie per Napoli o nodo di Napoli, in una carrellata dall’antica scuola mediovale napolitana al saggio Giuliano Kremmerz.” Michele Di Iorio, esperto di ermetismo e storico.     



 “L’Opera-azione di Luigi Braco è un ponte sincretico edificato tra passato e presente. Un ingresso battezzato: “Dottrina Sirenusiana”, la cui efficacia giudicheranno gli stessi esploratori all’ombra della propria coscienza. La porta dell’ingresso è l’Alchimia di Partenope; a far da stipiti l’ermetismo napoletano ed il cristianesimo iniziatico; e nell’architrave l’atto volitivo dell’autore, che dischiude parzialmente una feritoia nelle viscere di una regione all’eco di una arcadica pulsazione ancora oggi non indagata. Nel ‘900 Karl Kerényi s’affermò storicamente in debito verso gli studi italiani nel raccontare le sotterranee ierofanie dionisiche nell’epoca minoica e cose simili ci testimoniano i vari Lebano e Bocchini della tradizione campana, grazie a quest’Opera-azione, nel ciclico abbracciarsi tra Demetra e Persefone nei pressi cumani. Debitore è anche Luigi Braco: debitore verso il magistero cui per vocazione e scelta si sottoponeva accettando una’ascendenza, ma debitore soprattutto verso sé stesso.” Antonio Dentice D’Accadia, scrittore ed esperto di ermerismo.



Questo volume è il seguito di L’Alchimia di Partenope e il suo scopo è quello di accreditare l’esistenza di una «tradizione iniziatica» presente in Campania, specie a Napoli, fin da tempi antichissimi, che affonderebbe le sue radici nell’Egitto faraonico e si sarebbe protratta fino a noi in maniera ininterrotta. L’argomento non è nuovo, nel senso che già da tempo si parla di questa scuola napoletana di iniziati, ma l’autore ha il merito di essere il primo ad avervi dedicato uno studio organico. In particolare Luigi Braco riporta ampi estratti da libri e documenti quasi ignoti al pubblico, anche quello più attento alle dinamiche dell’esoterismo letterario: Le Sirene di Onofrio Gargiulli (1814); la Memoria Paleologa (1827) del campano Domenico Bocchini e la sua rivista Il Geronta Sebezio (1835); La Campania Sotterranea di Giuseppe Sanchez (1833); i saggi di Giustiniano Lebano (posto che non si tratti di un rifacimento di lavori del Bocchini). Accanto a questi stralci che testimoniano delle concezioni particolari dei loro autori, Braco collega molti altri dati riferiti alla storia dell’esoterismo a cui egli ha ritenuto di dover conferire una veste di organicità, una solidità storica e documentaria onde convergere nella dimostrazione dell’esistenza di questa tradizione iniziatica «partenopeo-nilotica». L’autore ha scritto il suo libro con piena accettazione del canonico ipse dixit tradizionalista, quello cioè che prende come dati certi elementi che altri giudicherebbero con maggiore prudenza. Una cautela che si potrebbe applicare sia alle affermazioni di un Gargiulli o di un Bocchini, sia ai dati di storia dell’esoterismo. Quanto ai primi, già un contemporaneo del Bocchini aveva severamente criticato le sue teorie, alcune delle quali sono dei manifesti abbagli, come l’aver preso per luoghi iniziatici e città sacerdotali delle semplici opere di architettura militare e di ingegneria navale cadute nel dimenticatoio (anfratti di Cuma e dei Campi Flegrei), mentre altre sono delle mere forzature interpretative. Quanto ai secondi l’asserita origine egizia di dottrine e pratiche arcane potrebbe essere più prosaicamente un derivato di quella egittomania che ha imperversato per secoli e continua ad imperversare tutt’oggi nel mondo degli estimatori e cultori di misteri o, per dirla alla francese, del Merveilleux. Non a caso almeno una grossa parte di riferimenti storico-esoterici fanno la loro comparsa subito dopo la spedizione di Napoleone in Egitto, evento che dette una grossa spinta propulsiva all’egittomania. La seconda parte del libro, corredato da un ampio apparato di note, elabora tesi ed esperienze personali dell’autore sulle quali nulla si può dire trattandosi di un ambito personalissimo (segnaliamo il capitolo Assiomi e Leggi Auree di Scienza Magica che ha reminiscenze kremmerziane). Si ha tuttavia l’impressione che i due libri, e forse un terzo in programma, abbiano lo scopo di preparare alla visione di un nuovo capitolo dell’inesauribile telenovela su nuovi cenacoli esoterici.” Vittorio Fincati, scrittore e occultista.


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