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L’Alchimia di Partenope


Recensioni


 

Amico mio disponi il tuo animo all’ascolto, mettiti comodo, siediti accanto a me sull’erba di questa collina, un albero che ci fa ombra, quel piccolo ruscello rinfresca l’aria, e i suoni del creato sfumano ogni altro rumore. […] Ora, ti canterò le mie poesie, ti parlerò di luoghi e genti lontane, e se saprai intendere, ti farò partecipe della mia dottrina” (p. 87). La parte seconda de L’Alchimia di Partenope si apre così, con un invito, un invito che il lettore coglierà con piacere ed entusiasmo fino dalle prime battute dell’opera di Luigi Braco. Mettetevi dunque comodi e lasciatevi condurre dalle parole dell’Autore attraverso quello che potrebbe facilmente definirsi un viaggio iniziatico, un viaggio di scoperta spirituale ed empirica di sé e del “sé” calato nel mondo. Condividerete esperienze, percorsi di ricerca, riflessioni e conoscenze dell’Autore. Lo seguirete nel cammino più intimo che ognuno di noi possa intraprendere, quello dell’evoluzione spirituale derivata dall’imprescindibile combinazione di studio e pratica… E ne rimarrete avvinti!” Desirée Pangerc,antropologa presso l’Università di Trieste e scrittrice.


“Il percorso dell’autore verso la conoscenza, descrivendo in modo vivace e immediato il susseguirsi di esperienze e di incontri, di episodi significativi e di delusioni è ciò che veramente conta, è infatti la ricerca, come quella dei Cavalieri erranti, in cui anche le esperienze negative, anzi spesso soprattutto queste, segnano, insieme ai risultati ottenuti, le tappe di un viaggio affascinante e misterioso, ricco di sorprese e di imprevisti.” Sigfrido Hobel, scrittore e filosofo.


Scrivo una breve recensione sull' "Alchimia di Partenope" di Luigi Braco. Innanzitutto mi presento, sono un fisico dello stato solido, specializzato nella metallurgia dei metalli non ferrosi e contemporaneamente appassionato di antropologia. Ho letto approfonditamente e con piacere crescente l'Alchimia di Partenope, centellinandone le ultime pagine così come si gusta l'ultimo bicchiere di un insolito e squisito rosolio, quando la bottiglia è ormai vuota. Allora, che interesse può provare un fisico verso un trattato di alchimia? La risposta è semplice: noi risolviamo equazioni, calcoliamo e facciamo anche previsioni esatte, ma non sappiamo esattamente cosa prevediamo. Senza andare nel complesso, guardiamo all'accelerazione di gravità, oppure all'attrazione gravitazionale. Noi sappiamo calcolare con precisione estrema il moto dei gravi celesti, ma cosa sia in fondo l'attrazione gravitazionale, noi non lo sappiamo. La fisica moderna ipotizza l'esistenza di una particella di scambio chiamata gravitone, che si cerca di rilevare con antenne criogeniche o con interferometri, ma alla fine anche se il gravitone venisse identificato da un rivelatore, parimenti, noi sapremmo il come, ma non il perché i gravi si attraggono. Allo stesso modo due particelle cariche si attraggono o si respingono a seconda che la loro carica sia opposta o uguale. La teoria dell'elettromagnetismo è codificata da più di un secolo, ma perché due cariche uguali si attraggono, nessuno lo sa in verità. Ed è così di per se per tutta la scienza. La scienza è basata su assiomi che accetta come punto di partenza perché in verità descrive ma non conosce, adopera ma non penetra. Alla fine le equazioni calcolano ma non spiegano. Ed il problema è che la scienza è solo una parte della conoscenza. Ed allora all' "Homo Tecnologicus", frustrato dall'impossibilità di dar risposta ad interrogativi che risposta non hanno, può dar conforto attingere dal sapere degli antichi, dallo studio di testi sacri, profani o apocrifi. Testi, che risposta alle domande esistenziali dell'uomo han tentato di darla. E di studio di testi antichi, Luigi Braco ne ha fatto tanto, ma tanto e per tanti anni. E' questa la ricchezza del saggio l'Alchimia di Partenope. Una copiosità di informazione che ti travolge e ti lascia a bocca aperta nel momento in cui ci si immerge nella lettura del testo. Sapevate voi dell'estasi sirenusiaca? Sapevate voi che Pulcinella adotta un berretto frigio e che il suo costume bianco legato allla vita somiglia tanto, ma proprio tanto, all'abito bianco dei sufi? Tutti conoscono la Tavola Pitagorica, ma quanti, prima di leggere il libro di Luigi sapevan che l'etimo di Pitagora fosse in verità Pithyagora, ovvero la Pizia dell'Agorà, la Sacerdotessa della Piazza? Ad un uomo assetato di conoscenza, Luigi Braco fornisce spunti di riflessione e di pensiero in maniera briosa, ma approfondita, fornendo una lettura scorrevole, ma rigorosa. L'introduzione in cui l'autore poi parla della sua ricerca iniziale, delle conoscenze fatte e dei personaggi che lo hanno aiutato nel suo cammino, è un libro nel libro. Che fine avrà mai fatto Khamael? Che cultura iniziatica aveva chi ha scenografato il segno del Comando, quello sceneggiato che, oltre che Giovanni, negli anni 70 incollò miriadi di spettatori davanti il piccolo schermo? Rivedendolo a distanza di 40 anni ci si accorge che le scenografie son piene zeppe di simbologia alchemica e cabalistica? Avrà poi proseguito Arianna il suo "cammino Alchemico" anche dopo essersi lasciata da Luigi? Certo l'Alchimia di Partenope non è un trattato di metallurgia alchemica! Chi approcciasse questo libro per trovare istruzioni su come distillare il mercurio dal cinabro rimarrà deluso, ma per chi invece in un mondo sempre più competitivo e pressante, vuole interrompere la routine assaporando un sorso di acqua fresca seduto all'ombra dell'albero della conoscenza e della mistica, questa è una lettura con cui accompagnarsi. Enzo Palmieri, Director, Research presso ISTITUTO NAZIONALE di FISICA NUCLEARE & Università di Padova


“Fin da quando al Salone del Libro di Torino di quest’anno mi sono trovato con Luigi Braco a discorrere di filosofia ed esoterismo dinanzi a un pubblico estremamente qualificato, mi è stato subito chiaro che L’Alchimia di Partenope, di cui Luigi discorreva così appassionatamente, era uno di quei libri scritti davvero con l’anima e col fervore del mistico. Poi, leggendolo, ho trovato conferma delle mie prime impressioni. Una prima parte, autobiografica, introduce la materia magica con la leggerezza di un approccio vissuto in prima persona, fatto di curiosità, conoscenza ed incontri con personalità più o meno importanti ma comunque interessanti. Poi l’esposizione dell’Arte Reale, trattata con un taglio pratico e molto comprensibile, quantomeno agli addetti ai lavori. Un libro importante, insomma.” Fabrizio Giusti, avvocato e scrittore.

“Esercita certo un fascino ineludibile un’arte che prometta di mostrare i segreti della vita e doni il potere di controllarli, che approdi alla produzione della pietra filosofale e dischiuda l’accesso verso un’estasi onnisciente attraverso la complicata trasformazione della materia – ma anche dello spirito dell’alchimista. È su questo secondo aspetto che si cuce tutta l’esperienza dell’Autore, che attraverso il proprio linguaggio trasparente ci traghetta in un lavoro che avviene, in primis, dentro noi stessi. Artefice e musa dei segreti esoterici una Partenope che è creatura misterica, ma anche architettura di un luogo che l’Autore abita e indaga. Ermetismo, cabala, alchimia, religioni antiche e moderne: sono i temi proposti dal libro di Luigi Braco che ha approfondito questi studi con passione d’artista e pazienza di scienziato. L’esperienza personale è puntellata di notevoli incontri con maestri di differenti ordini iniziatici che, insieme con l’amore per la conoscenza trascendentale, lo introducono alla pratica degli arcani unendo la tradizione ermetica occidentale alle intuizioni personali. Il linguaggio semplice e raffinato riflette senz’altro l’animo trasparente dell’Autore che non teme di porgere il proprio vissuto al lettore, ultimo arbitro verso il proprio percorso iniziatico.” Francesco Guarnaccia, musicista.                                                                                                                 
 

“L’Alchimia di Partenope è un libro che merita di essere letto sia perché denota la sincera passione dell’autore per le materie di cui scrive, sia perché è un sasso gettato nell’acqua stagnante di una letteratura esoterica “partenopea” che da molto tempo non produce nulla di genuino. Forse l’ultimo tentativo in tal senso fu quello fatto alcune decine d’anni fa dal preside di un’accademia kremmerziana di Napoli, pubblicato dalla Rebis, su Kremmerz e il pitagorismo, se ben ricordo. Il libro di Luigi Braco si deve segnalare anche per la sua struttura dialogica interna, che propone al lettore una felice connubio, fra argomenti dottrinali che possono apparire pesanti per la loro complessità e una esposizione di un vissuto quasi romanzato, molto suggestivo e intrigante, che non affatica la lettura e invita ad arrivare alla fine delle quasi 260 pagine. Molto interessante anche la descrizione della Napoli esoterica, cioè di luoghi e costruzioni legate ad una certa tradizione. Circa le esperienze personali che l’autore descrive come proprie esperienze esoteriche, non ci pare sia il caso di fare gli investigatori. Noi riteniamo che alcune esperienze ivi descrittevi siano talmente personali che in ogni caso, circa la loro veridicità, non devono impegnare il lettore quasi che si dovesse sentire in obbligo di ripercorrere anche lui lo stesso vissuto. Nel mondo della vita iniziatica non esistono strade perfettamente identiche e quindi nulla si può obiettare. Una buona parte del libro offre una specie di panoramica sulle principali vie iniziatiche, offrendo però al lettore una sintesi unitaria che sfocia nella parte finale del libro col tentativo di proporre una via che sembra voglia essere il proseguimento del lavoro iniziatico fatto dai vecchi maestri partenopei del passato, e che l’autore adombra molto suggestivamente come “estasi delle Sirene”. A questo riguardo c’è da dire che nel libro si è dato un giusto spazio per un’investigazione erudita del mito sirenusiaco, del quale peraltro esiste anche una letteratura specialistica. Segnalo inoltre l’intermezzo “Intervista col Mago” il quale mi ha colpito, poiché le risposte che sono date alle domande dell’intervistatore offrono al lettore la possibilità di dare a sua volta una propria risposta e ciò, forse, è anche l’intenzione recondita dell’autore, un tentativo di fare interagire chi legge con chi scrive. Non ricordo altri casi simili, almeno nella letteratura esoterica.” Vittorio Fincati, traduttore, scrittore e saggista.

 

“Abbiamo ricevuto una proposta di recensione di un libro delle Edizioni Tipheret veramente interessante, dal titolo L’Alchimia di Partenope, autore Luigi Braco. Leggerlo è stato davvero stimolante, sia per l’inedita novità della struttura tripartita, per cui sembra di leggere tre libri in uno e sia, soprattutto, per i contenuti: un panorama veramente ampio della tradizione esoterica occidentale e in particolare di quella napoletana, con un affascinante excursus biografico delle vicende che hanno mosso un moderno ricercatore - l’autore - alla scoperta del panorama esoterico napoletano e degli incontri che nel corso degli anni lo hanno formato. “L’Alchimia di Partenope” è, insomma, un volume davvero innovativo e stimolante, che coniuga narrativa, prosa, poesia e saggistica in una struttura tripartita che ne rende la lettura quanto mai agevole interessante. Può essere un ottimo regalo per le prossime feste natalizie!” Claudio Carli, responsabile della redazione www.esonet.org

 

“Dell’Arte Reale solitamente ho letto due tipi di lavori: le sbiadite sciocchezze mal copiate senza cognizione dai vecchi Maestri - scritte da aride pozzanghere, vanitosi ed esaltati – e interessanti percorsi personali. La coraggiosa opera di Braco rientra nella seconda categoria, essendo una enorme porta aperta sulla verità soggettiva dell’autore, nella ricerca del comune denominatore con la fenomenologia animica del prossimo. Apprezzabile anche nel livello accademico, grazie alla completa esposizione delle principali dottrine esoteriche Orientali ed Occidentali.” Antonio Dentice D’Accadia, economista e scrittore.

 

“Luigi Braco narra come, viandante tra i giorni di tutti, abbia incontrato, si sia ri-trovato, nella vocazione esoterica, prima avvertita istintivamente, poi coltivata in sempre più serrato dialogo tra voci che comunicano da bocca ad orecchio e i lumi degli auctores, quelli che accrescono di fatto la nostra conoscenza, nel pieno senso del verbo augesco, e che scrivono in attesa di spiriti eletti ad intendere. Vale a dire a tendere, muoversi verso il sapere, senza la presunzione di capire con l’inutilità che ne consegue. Procede pertanto tra ineludibili perdite, scelte coscientemente motivate e sempre più ardite acquisizioni che diventano organiche alle sue evolute dimensioni psico-fisiche, per poi dilatarsi in una spirale di evoluzione energetica, entro la quale tanti impeti, pluridirezionati o addirittura opposti, si verificano, all’indagine del pensiero non condizionato, come tessere immateriali di un mosaico energetico progettato per quell’unità universale che versum unum motiva la vita eternamente metamorfica.  Verso quell’Uno transita in sempre più vasta illuminazione l’uomo di virtù e conoscenza. Pertenope è terra di pensiero, fertile per tutti i semi di sapere, che ogni spirito eletto osa proporre lungo l’ascesa verso la verità. Quid est veritas? L’anagramma lo svela: est vir qui adest, è l’Uomo di virtù che ti è accanto, di fronte, nella costante dilatazione spiraliforme, in cui chi ascende sa di essere sempre in posizione centrale, mentre il percorso lo coinvolge con ammiccanti fonti d’altre luci da investigare, finchè non troverà se stesso nel lume eterno che non più lo abbaglia. Il narrato de “L’Alchimia di Partenope” è arduo: semplificarlo è difficile. Anche le ricche note, puntuali e precise, aprono ulteriori strade e sentieri di luce che palesano la complessità dei percorsi, tutti affascinanti, che solo a chi li osserva dalla vetta perfetta appaiono come scelte d’ascesa da diversi costoni, tutti impervi, da affrontare verso la medesima e unica vetta. Luigi Braco propone, a chi sa apprezzarle, pietanze di raffinata spiritualità. E’ lecito quindi scegliere un menu adeguato alle proprie esigenze. E che nessuno entri, che non sia attratto dai doni dello spirito che ci esige a immagine e somiglianza. Il privilegio di compagni di viaggio, eletti commensali, accresce la gioia conviviale fraternamente vissuta. Verrà anche il tempo della consapevole solitudine che precede l’incontro con se stesso, quindo il dissidio dovuto alla mortale finitezza, che esige d’essere liberata , si concilierà nella luce. In quella la scienza, di cui si giova la vita per progredire nei secoli a progettare per il tempo della continuità, continuando ad esserci nell’universale Progetto che giammai si conclude e giammai si azzera, s’avvede che la Sapienza, vera da sempre nella sua eternità, permane nell’aspirazione ad attingerla degli uomini umani, mai persuasi a confondersi nei rituali e nei deliri degli illusi d’onnipotenza. Il merito di Braco? Innegabile nel nostro tempo complesso e impredicibile, ostile al pathos e prolifero d’indifferenza, cioè di massificata omologazione. Braco ascende lungo la scala dei sentieri esoterici, onorando i grandi spiriti che diedero senso alla scienza illuminata e votata al Bene dell’Umanità. Basterebbero solo i nomi dei Maestri di Storia che dedicarono la propria esistenza a creare eventi reali nei perenni misteri che s-velati si ri-velano, tornano a velarsi, a dare lustro alla ricerca di un volitivo tenace che apprende e comunica l’amore per l’eletta Alchimia di Partenope. Nel nostro mondo di solitudini affollate Luigi Braco ha custodito e alimentato una candela nel buio, si è fatto candelaio per la speranza di una luce d’umanità senza confronti, che sfami e disseti gli uomini di pace, cui non difettano menti per pensare, mani per fare e piedi per andare verso la conoscenza. L’Alchimia di Partenope, vive di pensieri che palpitano tra cuore e cervello: fa amare l’armonia delle arti che danno più vita alla vita e soprattutto la poesia che è principio della vera scienza.”  Angelo Calabrese, critico d’arte e scrittore.


“L’Alchimia di Partenope” di Luigi Braco, Tipheret editore, 2011

Alchimia di Partenope